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Mente, diaframma, corpo

Negli ultimi anni lo studio ultra trentennale del Tai Chi e del Qi Gong della International Tai Chi Chuan Association, scuola fondata dalla ...

08 January 2017

La Valle dell'Orso

Entriamo.

Diventiamo l'orso.
Siamo in una grotta. È caldo e tranquillo. Ci allunghiamo, ci apriamo senza tirare i muscoli, ci sentiamo rilassati. Questo è facile, dobbiamo sintonizzarci con i bisogni del nostro spirito.
Ascoltiamo, ci sistemiamo. Siamo orsi, resteremo qui per un po', a meditare, così troveremo la situazione migliore: comodi, tranquilli, rilassati, riposiamo.
Dobbiamo sentire il nostro corpo e la nostra mente immobili, per poter sentire la vibrazione della terra passare attraverso di noi.
Sentiamo il mormorio della terra, la sua energia dappertutto. Una volta pronti, cominciamo. Andiamo profondamente in noi stessi in una calma che si estende come la terra si estende fino a noi. Sviluppiamo una luce in noi, calda, splendente. Senza questa immobilità, questa calma, la grotta sarebbe buia, fredda, dura.
La gente spesso fa questo: si muove in fretta, si muove sempre, fa sempre qualcosa, perdendo energia, sicché, alla fine dell'anno: oh, la fatica, il dolore, polmoni e diaframma vuoti di aria e di energia, la testa piena di sciocchezze. Soffoca mente e corpo, e di conseguenza soffoca lo spirito. Noi ci fermiamo, stiamo immobili. Respiriamo, respiriamo così profondamente e lentamente che tocchiamo e illuminiamo ogni parte del corpo con il respiro. Guarda come questa luce illumina la grotta. Qui nutriamo mente, corpo e spirito. Qui guariamo. Più siamo immobili, più siamo uniti: con il nostro spirito, l'un l'altro, con la terra. Siamo uno. Siamo potenti in questa unità. Il duro morso dell'inverno non ci può congelare, il lavoro mondano del giorno non ci può stancare. Siamo caldi, siamo pieni. Uno sbadiglio, uno stiracchiamento... La gente non capisce il letargo perché pensa che la vita sia solo fare. L'Orso ci mostra quanto sia importante fermarsi, stare immobili: meditare, guarire.

Grazie, Orso.

Grazie, Valle.

Usciamo.

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The Bear Valley

We enter.
We become the bear.
We are in a cave. It is warm and quiet. We stretch, not pulling the muscles but we open, feel relaxed. This is simple, we must be in tune with the needs of our spirit. Listen, take place. We are bears, we will be here a while, meditating, so we must find the best situation: comfortable, calm, relax, rest. We must feel our body and mind still, so still that we can feel the vibration of the earth throughout ourselves. Feel the hum of the earth, its energy everywhere. Once ready, we start. We go deep inside into a calmness that extends like the earth extends to us. We develop a light within us, warm, bright. Without this stillness, this calm, the cave would be dark, cold, hard. People do this often; they move fast, always moving, always doing, losing energy so that by the end of the year: oh, the fatigue, the pains, the lungs and diaphragm void of air and energy, the head full of nonsense. They suffocate the body and mind, suffocating the spirit as a result. We stop, be still. Breathe, breathe so deeply and slowly that you touch and enlighten every part of your body with your breath. Look how this light shines even the cave. We nourish the mind, body and spirit here. We heal here. We meditate here. The more still we are, the more united: with our spirit, with one another, with the earth. We are one. We are powerful with this unison. The harsh bite of the winter cold cannot freeze us, the mundane work of the day to day cannot fatigue us. We are warm; we are full. A yawn, a stretch... People don't understand lethargy, believing that life is only about doing. Bear shows us how important it is to stop, be still: meditate, heal.
Thank you, Bear.
Thank you, Valley.
We go out.by
Sheila Sanchez, Teresa Pennone, Carlo Lopez
"La Valle del Tao©"

05 January 2017

Il gioco del Quidditch e il diaframma

Una scatola e dentro delle palle che si muovono, questo il Quidditch e degli esseri umani che vi giocano e delle scope volanti, quelle che usano le streghe la notte della Befana.



Due squadre che si fronteggiano volando, colpendo con dei bastoni queste palle volanti ed evitandone altre, una immagine perfetta di gioia e leggerezza.

Volare (la nostra mente può volare) e giocare danno gioia nella vita e per farlo il diaframma deve essere libero. Il diaframma? Cosa è? Questa è una domanda non da poco, nessuno me parla mai, neppure i medici ne sanno molto, pochi anche gli insegnanti di Tai Chi e di Qi Gong.

Ne lessi l'utilizzo per la prima volta nel 1980 in un libro di alchimia taoista, raccontava di come i taoisti cavalcassero le nubi usando il diaframma, che era chiamato "Mantice Celeste", definizione veramente calzante.

Taoisti che cavalcano nubi? Squadre di Quidditch a cavallo di scope volanti? Cose per bambini, fantasie... subito la nostra mente giudicante cerca la propria sopravvivenza scartando idee si' infantili.
C'erano alcuni film cinesi anni fa, schermaglie di monaci guerrieri che saltano di ramo in ramo o svolte a pelo d'acqua. Molti non apprezzavano: no, non guardo film dove volano sugli alberi. Rigidità molto pesanti da portare con sé.



Il diaframma ci permette di respirare, ma il respiro può cambiare così tanto, libero, ampio, pesante, costretto. È regolato dalla nostra mente, aborre la rigidità. Per questo i bambini hanno il diaframma libero, sono potenti e pieni di energia e cosa fanno i bambini tutto il tempo? Giocano e volano.
E noi adulti? In fondo continuiamo a giocare, ma giochi pesanti, guerre, vere o celate, ci occupiamo di cose importanti, crediamo che ne va della nostra vita, diveniamo così seri che il nostro respiro si chiude: non abbiamo più un attimo di respiro.
Ricordo molti anni addietro una mia allieva Buddista, un giorno mi chiede, ma per te la vita è un gioco? Risposi di si. Non la vidi mai più, nel suo credo la vita era una Valle di lacrime, bisognava solo trascenderla. Morta aspettando qualcosa d'altro...

Quello che facciamo nelle nostre lezioni è giocare, reimparando a respirare, a riaprire il diaframma. I taoisti dicevano che bisognava tornare come bambini e in fondo Gesù era parecchio taoista e anche lui disse che non possiamo tornare nei regni dei cieli se non torniamo bambini. Il saggio è colui che torna bambino ed ha imparato ad as-saggi-are la vita.

Il Quidditch rappresenta simbolicamente il regno dei cieli, giocatori che volano su delle scope. La notte della Befana, lei vola sul suo bastone di legno e porta doni proprio ai bambini.

La partita di Quidditch inizia quando l'arbitro, l'unico adulto in campo, lancia in aria il "Boccino d'oro", questo è piccolo ed ha due ali piccole. Si leva in volo, è il nostro diaframma che si alza ed incomincia a respirare (non me ne vogliano medici ed esperti se scrivo si alza). La partita ha termine quando il "cacciatore" di una delle due squadre riesce infine ad afferrare questa minuscola e zigzagante sfera. Cosa avviene? La sconfitta, la morte dell'altra squadra. Il diaframma si blocca. Non c'è bisogno di essere morti per essere morti, basta bloccare il diaframma e in tanti lo facciamo, diventiamo fragili e spenti e senza respiro.



Tecnicamente non mi dilungherò sul significato di ogni palla del Quidditch, sappiate che il boccino d'oro è riferito alla parte centrale del diaframma, la Pluffa alla parte anteriore e a quella posteriore. È interessante il termine "colpo della strega", si riferisce al blocco del diaframma nella parte sopra i reni, siamo stati pesantemente disarcionati dalla scopa (dalla vita). E la Pluffa è la palla che continuamente viene passata da un giocatore all'altro sino ad una eventuale segnatura in un cerchio sospeso dietro al portiere avversario. È la fluidità del movimento, lo scendere e salire, grazie a queste due, invero quattro parti del diaframma.
Il bolide si riferisce al lato esterno del diaframma, potente e devastante ed infine la scatola dove vengono racchiuse le varie palle è la capacità di tenere il diaframma stabile o a destra o a sinistra.

Brava Rowling, geniale, hai lasciato che lo Spirito permeasse i tuoi libri di messaggi vitali per noi umani!

03 January 2017

La Valle del Camoscio

Entriamo.

Diventiamo un Camoscio

Vediamo un fiume presso una montagna. Ci arrampichiamo lentamente, con calma. Non vogliamo diaturbare ciò che ci circonda; vogliamo essere parte di esso. Siamo prudenti, andiamo a piccoli passi. Possiamo vedere la cima della montagna, bella, si, ma non è interessante. Non c'è nulla per noi là, solo qui, nel centro, dove è tutto quello che ci serve. Amiamo gli spazi aperti che offre questa zona. Siamo così quieti che potremmo facilmente scappare, se necessario. I nostri passi sono leggeri, delicati. Il camoscio si accontenta della semplicità.
Gli umani devono raggiungere la cima, essere il top. Quando arrivano e vedono una cima più alta, ecco il loro prossimo obiettivo. Il camoscio ci ricorda di guardare e godere di quello che ci circonda.

Grazie, camoscio.

Grazie, Valle.

Usciamo.
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We enter.

We become the chamois.

We can see a river at a mountain. We are climbing, slowly, quietly. We don’t want to disturb what’s around us; we want to be a part of it. We are careful, our steps are small. We can see the top of the mountain, yes, nice, but uninterested. There is nothing for us there, only here, in the middle, where there is all we need. We like the open space this area provides. If ever necessary, we can escape quietly, our steps are light, unintruding. The chamois is satisfied with simplicity. Humans must reach the top, be the top. When they arrive and see a taller summit, there, the next goal. The chamois reminds us to look, enjoy what’s around.

Thank you, chamois.

Thank you, Valley.

We go out.

Sheila Sanchez, Teresa Pennone, Carlo Lopez
"La Valle del Tao©"

29 December 2016

La Valle del Lupo

Entriamo. Immediatamente si sente odore di selvaggio, senso di libertà. È umido e fresco. Lo sentiamo con i peli della nostra pelle: sono la pelliccia del lupo. Siamo connessi con l’aria che ci circonda, e con la terra sotto di noi. Siamo bassi, sì, perchè dobbiamo stare sulle quattro zampe, vicino alla terra - sentiamo quel legame, quella connessione. Sentiamo ogni briciola di terreno e ogni foglia come l’unguento di cui ha bisogno la nostra pelle, dobbiamo assumerne l’odore perché siamo parte di questi boschi, di questa terra. Siamo selvaggi, siamo liberi. Siamo agili; ci muoviamo veloci tra gli alberi perché li conosciamo, sono parte di noi. A un suono, ci fermiamo, solleviamo le orecchie. Ascoltiamo attentamente. Lo identifichiamo, sì, là, da quella parte. Andiamo. Seguiamo.

I lupi seguono per sopravvivere. Il nostro Spirito ci ha offerto un suono, un odore, un sentiero da seguire? Il nostro Spirito vede quali sentieri ci portano alla felicità e ci lascia tracce che dobbiamo seguire come le seguono i lupi - senza giudizio, senza domande. Ascoltano, annusano e seguono. E quando il giorno è finito e il dono ricevuto, ululano alla luna. Teste indietro, bocche e cuori al cielo, gole aperta, un ululo erompe dalla pancia e si riversa nell’aria. Grazie, dicono. Questa è la loro sola preghiera. Un lupo non deve pregare per chiedere, ha ascoltato molto prima che la domanda si formasse e ha seguito molto prima che il conflitto potesse storpiarlo. Perciò ululano, rendono grazie.



Noi sopravviveremo in questo modo perché è il volere del nostro Spirito, il suo dono. Il Tao sa dove condurci. I lupi conoscono il valore dei sentieri dello Spirito e seguendolo si muovono in branco. Gli umani non sono così; tutti vogliono guidare e credono che seguire sia da deboli. Questa è un’idea sbagliata; non c’è l’alpha, non c’è dominanza, è l’esperienza che guida. E’ l’ordine naturale che gli umani rifiutano. Scelgono di dominare e creano disastri. Torniamo alla natura, al selvaggio, e vediamo. Il Tao ci offre una strada, Lupo ci offre l’istinto per ascoltare e la fiducia per seguire.

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The Wolf’s Valley

We enter. Immediately we can smell the scent of the wild, the feeling of freedom. It is humid and fresh. We can feel it on the hairs of our skin, which is like the fur of a wolf. We are connected to the air surrounding us, like the ground beneath us. We are low, yes, because we need to be on all fours, must be close to the earth - feel that pull, that connection. Feel every grain of soil and every leaf like the salve our skin needed, must take its scent because we are part of these woods, of this earth. We are wild, we are free, and when we embrace this, we run. We are swift; we move between the trees because we know them, they are a part of us. At a sound, we stop, lift the ears. Listen intently. Identify, yes, there, that way. Go. Follow.

Wolves follow to survive. Has our spirit offered us a sound, a scent, a path to follow? Our spirit sees what paths lead us to happiness and leaves us traces we must follow like wolves - without judgment, without question. Listen, smell. Follow. And when the day is done and the gift is received, wolves howl to the moon. Heads back, mouths and hearts to the sky, throat open, a howl erupts from the belly and spills into the air. Thank you, they say. They thank the earth because it always provides, they thank their spirit because it always knows the way. A wolf has no need for questions or pleas: they listened to their spirit long before a question could form and followed long before conflict could cripple them. So they howl, they give thanks.

We will survive this way because it’s our spirit's will, its gift. Our spirit knows where to lead us. Wolves know the value of spiritual paths and they are able to move in packs. There is no division, no forks in the road to separate the pack. Any alternative path we see is an illusion that could lead to fear and doubt. Wolves trust in their spirit and its one path to happiness and love. Humans are not so; all want to lead and believe it is weak to follow. This is a misconception; there is no alpha, no dominance, it is experience that leads. This is the natural order that humans reject. They choose to dominate and create disasters. We must go back to nature, to the wild, and see. Our spirit knows the true way and it offers us a path, Wolf offers us the instinct to listen and the trust to follow.

Thank you, Wolf.

Thank you, Valley.

We go out.

Sheila Sanchez, Teresa Pennone, Carlo Lopez
"La Valle del Tao©"

24 December 2016

Le quattro stagioni

Ogni ciclo si conclude, deve esserci conclusione, affinché ci sia l'inizio di un nuovo ciclo.
Il vecchio Babbo Natale lascia il posto al bambin Gesù: l'anno nuovo sostituisce il vecchio.

Si chiamano cicli produttivi, ogni anno è un ciclo produttivo: in questo periodo il seme dorme dentro la terra aspettando i primi segnali della primavera, della nuova luce per dare inizio al nuovo ciclo produttivo.

Il taoismo insegna che la vita è un e/e, non un o/o. Chi ignora questo sarà sempre in dubbio: presepe o albero di Natale? Babbo Natale o bambino Gesù?
La verità è univoca, non ci sono "molte verità", ma sicuramente essa ha molti strati sovrapposti, ogni strato non contraddice un altro strato, per un Cristiano il Natale è la festa della natività, per un non Cristiano no, ma per entrambi il Natale resta vero: in questo periodo la Natura cambia il suo ciclo, ne termina uno e ne inizia un altro ed è normale che i simboli ancestrali dell'essere umano si mischino ai simboli più recenti.
L'O/o porta alle guerre, se voglio stabilire che questo è giusto e quest'altro sbagliato senza tener conto dell'e/e allora sono folle.

L'inverno è l'inverno e l'estate è l'estate, indubbio, ma se nella mia mente scatta la preferenza per una delle due, insorge in me la scissione. Adoro l'estate! Ecco che sopraggiunge l'inverno, ahi ahi, che freddo, che giornate bigie, che buio. Si attende l'arrivo della "bella stagione" -  il taoismo mette in guardia, definisco il bello? Creo il brutto -. Non esistono belle stagioni! Esiste il ciclo , esiste l'anno, un ciclo produce, dà qualcosa, la natura fa doni, il vivere appieno il ciclo produce molti doni, doni materiali, doni spirituali, doni di saggezza in chi lo comprende.

Le stagioni sono quattro, il motore a quattro tempi ha quattro fasi, aspirazione - primavera, compressione - estate, scoppio - autunno, scarico - inverno.
Se prediligo l'estate mi identifico con la fase della compressione: eppure si chiama motore a scoppio, questa è la fase che muove l'automobile e che da i frutti in natura, sono necessarie ed importanti tutte e quattro. La mia mente deve capire, apprezzare il ciclo, non una sua parte a danno di un'altra.
L'estate è bella, simboleggia una fase intensa della vita, possiamo identificarla negli esseri umani nel periodo che va dai 24 ai 48 anni; si lavora, si fanno figli, si è attivi, è la fase del fare, la nostra società comprende bene questa fase, ma l'esaspera, la protrae: se un albero non lasciasse ad un certo punto cadere i suoi frutti, le sue foglie, crollerebbe su se stesso. È questo che avviene, vi è una quantità di persone che nell'autunno della loro vita hanno mille problemi di salute e parecchie muoiono: hanno protratto l'estate, non sono connesse con il ciclo vitale.

L'inverno è il periodo dell'essere, in una società del fare, della produttività, questa è una stagione difficile da affrontare, arriva l'influenza, ci si ammala, la malattia costringe a fermare il fare, molti di più gli ammalati in gennaio, febbraio quando "l'elastico" si è tirato troppo.

L'orso va in letargo, noi no, continuiamo a fare, incuranti di noi stessi e dei nostri reali bisogni, inseguendo miraggi estivi. L'orso è per i nativi americani il simbolo della meditazione, per loro l'orso non va semplicemente a dormire, no, entra in meditazione. Che semplice e mirabile accostamento...
Da noi non si sa neppure cosa è la meditazione, eppure gli esseri umani la praticano e la studiano da millenni in ogni parte della terra. Da noi si va al massimo a  qualche corso di Mindfullness, un vuoto presepe. Meditazione non è cercare di spegnere l'essere umano, al contrario.

Il presepe è un bell'esempio di meditazione, un esempio vivo.
Sediamoci o sdraiamoci, le due mani toccano il Tan Tien, un centro energetico sotto l'ombelico, è la "mangiatoia". Le mani sono collegate ai due emisferi cerebrali, Yin e Yang, femminile e maschile, madre e padre. Il contatto sul Tan Tien genera quella scintilla che lo "accende", lo attiva, il bambin Gesù nasce.
Da qui, come fa una caldaia, l'energia si muove in tutto il nostro essere. Il terzo occhio è oscurato, - la stella cometa - non permette più alle "cose mondane" intromissioni, non devo fare nulla, immobile, entro finalmente in me stesso. Il presepe è raffigurato come una grotta di notte, il nostro fare, l'estate ha tanta luce, tanto sole, l'inverno ha tanto buio ed è un buio benefico, finalmente vedo le stelle, vedo le luci del mondo interiore, l'energia, il mio vero essere.

Albero o Presepe? E/e.



Questa meditazione possiamo farla anche durante il cenone del 24 sera oppure durante il pranzo di Natale (cenone o pranzo? :)
Basta guardare l'albero, il puntale richiama la stella cometa, finisce in un punto, facciamo diventare la nostra mente un punto seguendo il puntale, "fermiamo il mondo!". Guardiamo poi le tante luci e gli addobbi, sentiamo dal nostro cuore la stessa luce ed allegria, respiriamo, allargandoci, liberi.
Adesso scendiamo in basso, verso le radici ed osserviamo i doni, il frutto del ciclo vitale, i doni della natura o, e i doni di Dio che la vita ci offre.

Per chi avesse voglia, qui un file audio: una meditazione da me guidata su questi temi.

Ed anche una canzone adatta:

Carlo Lopez "La Valle del Tao"©

03 December 2016

Foglie d'Autunno

Isabella ci manda questa bella foto di lei che pratica Tai Chi una domenica mattina al parco.
Siamo a Milano, Giardini Pubblici.



Le foglie di Ginkgo quando cadono creano un tappeto bellissimo di un giallo stupendo. Girano delle foto sul web di un monastero in Oriente con un Ginkgo millenario e queste foglie rallegrano per settimane chiunque passi avanti a questo albero.

Ma a Milano questo soave tappeto dove le spose cinesi vengono nel giorno del loro matrimonio a sedersi per farsi fotografare, evidentemente ai nostri amministratori interessa poco ed ecco che dopo poco tempo la nostra Isabella ci invia una triste foto finale.



Qui, alla nostra scuola di Tai Chi, che deve il nome al Ginkgo del suo giardino, le foglie sono ancora stese sul terreno e animano lo sguardo di noi praticanti. Anche qui volevano toglierle, ma abbiamo detto di no, le toglieremo fra qualche giorno quando la loro vita sarà passata interamente al terreno che le aveva nutrite.



Meditazione delle foglie

Immaginiamo di camminare lentamente sulle foglie in un bel sentiero.
Cerchiamo una grotta, il sentiero porta lì.
Entriamo nella grotta buia.
Siamo sospesi e ci muoviamo nello spazio grazie al movimento della nostra pancia, del Tan Tien, il baricentro del nostro essere. Si trova proprio sotto l'ombelico.
Cerchiamo ora il centro della grotta.
Una volta arrivati qui ci sentiamo al centro dell'universo e restiamo sospesi ed immobili rigenerando il nostro spirito.

A Gabriella



30 November 2016

I dottor morte

Si è fatto uccidere dalla moglie e dall'amante di lei, dal dottor morte di Saronno. Ha scioccamente preso cocktail di veleni micidiali perché gli avevano fatto credere di avere il diabete.
Questo dottor morte di Saronno pare che nella sua follia abbia assassinato più di cinquanta persone. Arroganza terribile di determinare lui quando era giunta la loro ora.

Un caso emblematico, ma l'intero sistema ordinistico della medicina è basato sull'arroganza e sul potere. Come l'obbligatorietà di vaccini anche inutili per compiacere la propria autorità e le "amiche" case farmaceutiche.

Il vero problema non sono i medici, siamo noi che costantemente diamo loro potere, un potere di vita o di morte. Non ci occupiamo mai di noi stessi ed appena ci succede qualcosa, invece di comprendere, di fare luce sul perché ci è capitato qualche malanno anche grave, andiamo supinamente da qualche dottore pronti a ricevere la "medicina salvifica", pronti a pendere dalle labbra del saputello di turno. La maggior parte dei medici sono dei saputelli, sanno tutto di malattie e morte e molto poco di cosa è veramente significa malattia e cura della malattia.

Riprendiamoci in mano la nostra vita e le nostre malattie, sono segnali di malessere, richiedono, più che medicinali, la nostra attenzione e consapevolezza, sono attacchi a noi stessi ed agli altri, vengono dal nostro modo di vivere e di non vivere.

Fermiamo i dottor morte.

28 November 2016

L'allievo

Tutti siamo allievi, è la condizione naturale di questo mondo, siamo qui ad imparare.

Purtroppo passiamo anni a distruggerci, rendiamo le nostre menti deboli con "suggerimenti" alla nostra psiche che creano muri su muri. Il WiFi fa male, il caffè fa male. Divieti, comandi su comandi, scelte su scelte, sono muri al nostro essere il quale soffre sempre di più queste scelte man mano che si accumulano.

Il nostro essere dà segnali, intolleranze alimentari sempre più gravi, ipersensibilità, depressione, allergie.

L'allievo fortunato comincia un corso di Tai Chi e Qi Gong, (in qualche modo scegliendo questa arte il suo essere cerca di farlo uscire dal tunnel di rigidità e magari comincia persino a meditare) e comincia a porsi in gioco, le sue scelte adesso sono in gioco.

Arriva lo scoglio della difficoltà nell'apprendere, gli pare difficile, il suo corpo non capisce i movimenti, lui/lei non sente l'energia, parecchi lasciano, parecchi continuano. È solo quando l'allievo comincia a capire che è lui/lei ad essersi allontanato da se stesso così tanto da non capire più nulla di se stesso che finalmente può cominciare l'abbattimento dei muri.

Molti ci mettono anche decenni, ognuno ha il suo tempo, ma questo tempo è solo suo, è solo lui, solo lei che è andato così lontano da se stesso da non capire più come funziona, da non capire chi sia veramente.

26 November 2016

Giornata contro la violenza sulle donne

Guardo la notizia su un giornale di tiratura nazionale accompagnata in primo piano da una foto di scarpa rossa con tacco altissimo... Mi domando: cosa c'entrano i tacchi alti come simbolo delle donne?

Donna, tacco alto, uomo tacco basso. Che cliché miserrimo, sono sopratutto gli uomini che vogliono che le donne portino i tacchi, serve a bloccarle, a non farle muovere, non possono scappare, quindi a tenerle prigioniere: donne oggetto.

18 November 2016

Parole d'amore

Scrivo qui
Parole

Leggi qui
Parole

Vecchio uomo mi dice di guardare
Cosa vedo?

Parole scritte sulla sabbia
Svaniscono

Parole scritte sulla carta
Ingialliscono con lei

Parole scritte sul web
Il server è down

Parole scritte sul tuo cuore
Le senti ancora battere